Radicali liberi, una teoria ridicola nella strada per la conoscenza della vitiligine

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Gli errori, come pagliuzze, galleggiano sulla superficie: chi cerca perle deve tuffarsi nel profondo. John Dryden

Da qualche anno, la ricerca scientifica sulla vitiligine, si è arenata sulle acque basse degli antiossidanti. Come una stanca balena non ha riconosciuto la pericolosità delle acque dove nuotava e non ha notato un errore banale.
Nella scienza che gravita attorno alla vitiligine esistono dei punti certi (ancora non molti, purtroppo), punti sui quali i ricercatori dovrebbero fare perno con il loro intelletto per innalzarsi verso nuove vere scoperte.
Purtroppo invece si assiste ad un inseguirsi di articoli scientifici che partono da assunti di altre pubblicazioni piene di BIAS (errori metodologici), questo negli ultimi anni ha causato la costruzione di un castello di carte di informazioni palesemente errate.

Tutto nasce per un articolo (1) del 1986 ad opera della Dott.ssa Shallreuter sulla prestigiosa rivista internazionale The Journal of Investigative Dermatology. In questo lavoro scientifico la dottoressa prova che la Tioredoxina reduttasi (normale enzima cutaneo) svolge il ruolo di diminuire il livello dei radicali liberi sulla superficie dei melanociti (le cellule che scompaiono nella vitiligine) e dei cheratinociti (le normali cellule della epidermide).
Fin quà niente di male, si asserisce il ruolo di un enzima nella cute sia di soggetti sani che in persone affetta da vitiligine, ma ben presto si inizierà a fare un errore mortale per la ricerca, si inizierà a misurare i radicali libero nella cute di soggetti affetti da vitiligine e a trovarlo aumentato e ad asserire che questa è la causa della vitiligine.
Asserire che siccome i livelli di radicali liberi sono aumentati nella vitiligine (come in tutte le malattie, ma proprio tutte…) allora la causa della vitiligine è questo aumento.

Questo nella scienza viene definito BIAS ovvero errore metodologico, asserire quanto detto prima, equivale a dire che “dal momento che dopo un incidente automobilistico, si ritrovano tanti pezzi di macchina in terra, è sufficiente tenere ben unite le parti di una macchina perchè non avvengano incidenti”.
I radicali liberi infatti non sono altro che il prodotto di scarto del metabolismo di una cellula, questa normalmente ha un sistema per cui ricicla bene questi sottoprodotti e dunque la loro concentrazione non aumenta a cose normali, tuttavia qualsiasi stato patologico, da una semplice infiammazione a un tumore o una malattia autoimmune, distoglie il metabolismo cellulare da questo recliclaggio e dunque i radicali liberi aumentano.
Queste asserzioni sono assolutamente pacifiche per qualsiasi ricercatore o medico, tuttavia, negli ultimi 20 anni si sono dunque sottratti fondi e tempo dei ricercatori dietro ad un grave errore di metodologia.
Errore suffragato dalle riviste internazionali (che forse così peer reviewed, cioè controllate da altri autori, non sono) che negli anni hanno seguito ed incrementato questa follia scientifica con la quale a tutt’oggi mi tocca fare i conti quando un paziente arriva nel mio studio, carico di letture sulla propria patologia.

Addirittura sono nati rimedi medici contro l’aumento dei radicali liberi (le colle dei pezzi delle automobili per intenderci) e dunque abbiamo visto la fulgida nascita di prodotti a base di antiossidanti per la cura della vitiligine ed altri ancora, ne siamo certi, nasceranno.

A volte, vi assicuro, quando siamo davvero stanchi ed il nostro interlocutore è particolarmente feroce sull’argomento, ci piacerebbe dire “certo, come no lo prenda, tanto non fa male, è naturale”, tuttavia questo atteggiamento oltre a essere deontologicamente scorretto sarà fonte di fallimenti terapeutici che mineranno la fiducia dei pazienti verso i medici e la medicina, atteggiamento che, ne sono certo, è causa della distanza odierna fra questi due soggetti.

Aggiungere la pietra tombale a questa teoria non è affatto difficile e mi è capitato di farlo nel 2001 al 10th Annual European Society for Pigment Cell Research Meeting a Roma.
Per spiegarlo bene a dei non medici, come la gran parte di chi sta leggendo in questo momento, devo aggiungere delle spiegazioni prima di introdurre il fatto del 2001.
La pelle delle persone di etnia caucaica o bianca, si pigmenta (abbronza ndr) con l’esposizione solare, per un semplice motivo, i raggi solari inducono il cancro perchè gli ultravioletti (sia A che B), passando attraverso gli strati cutanei, causano la formazione di grandissime quantità di radicali liberi, i quali a loro volta, interagendo con il nostro DNA alterandolo.
La natura ha dunque “inventato” uno stratagemma per non far entrare gli ultravioletti, la melanina. Melanina che infatti, nelle popolazioni africane, non abbandona mai la pelle.
Tornando al 2001 ed a quel fatidico congresso, subito dopo la relazione della Dott.ssa Shallreuter mi alzai per fare una semplice domanda: “Se la la vitiligine è causata dall’aumento dei radicali liberi, come mai il maggior produttore nella cute di radicali liberi, il sole, spesso è ragione di un grande miglioramento della malattia, come mai in sostanza i pazienti dopo l’esposizione solare non peggiorano enormemente?
Stranamente a questa domanda la dottoressa non era preparata e dunque, dopo aver balbettato frasi sconnesse ha detto “grazie per la interessantissima domanda ma non ho tempo per rispondere, il congresso è in ritardo e devono parlare altri ricercatori“.

Ma le obiezioni a questa “teoria” sono davvero centinaia, ad esempio sappiamo che nel malato di vitiligine la probabilità di avere un cancro cutaneo è diminuita, ma se la teoria fosse giusta è difficile da crederlo in quanto la prima causa di tumore della pelle sono proprio i radicali liberi in eccesso.

La teoria dei radicali liberi inoltre non si degna di spiegare nessuna delle peculiarità della malattia, come la sua bilateralità, la familiarità, l’associazione con altre malattie autoimmuni etc.
In realtà delle balene che nuotano nel mare della ricerca scientifica sulla vitiligine solo più sciocche si sono arenate su questa assurda teoria, dunque non preoccupatevi siamo molto vicini a comprendere alcuni meccanismi che giocano un ruolo chiave vero in questa malattia, meccanismi che sono influenzabili dalla terapia medica odierna.
Presto, quando avremo un pò di tempo e se lo richiederete, aggiungeremo particolari sulle ricerche in corso, intanto dateci una mano e compilate il questionario scientifico in prima pagina.

Se credete, come noi, che la ricerca su una malattia non può esimersi dal paziente, aiutateci divulgando il Sondaggio per la ricerca per email, internet, social networks o dove pensate sia meglio, in fin dei conti la vera ricerca dipende da voi.

NB: ci scusiamo del trucchetto delle immagini delle balene, ma ogni click per questi cetacei è qualche secondo di vita in più.